Revisione dell'ETS: le fondamenta del sistema di scambio delle quote di emissione devono rimanere intatte.
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Revisione dell'ETS: le fondamenta del sistema di scambio delle quote di emissione devono rimanere intatte.

Dr. André Wolf
Dr. André Wolf
Dr. Götz Reichert, LL.M.
Dr. Götz Reichert, LL.M.
  • La riforma del sistema di scambio delle quote di emissione definisce la direzione della futura politica climatica dell'Unione europea.

  • L'aspettativa di un aumento del prezzo della CO₂ rimane un elemento fondamentale per garantire la sostenibilità economica degli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni.

  • Gli interventi sul prezzo della CO₂ compromettono gli incentivi agli investimenti nella transizione verde e contribuiscono ad accrescere l'incertezza del mercato nel lungo periodo.

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La Commissione europea presenta oggi le tanto attese proposte di modifica del Sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS1) nei settori dell'energia, dell'industria, dell'aviazione e del trasporto marittimo. È ormai evidente che, nel corso del prossimo iter legislativo, gli Stati membri, il Parlamento europeo e numerosi gruppi di interesse daranno vita a un acceso confronto volto a ridurre il livello di ambizione della politica di determinazione del prezzo della CO₂. Il dibattito si concentrerà soprattutto su una riduzione più lenta del numero di quote di emissione immesse sul mercato a partire dal 2030 e sull'assegnazione gratuita delle quote ai settori esposti al rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (carbon leakage).

Per non compromettere l'efficacia del sistema di scambio delle quote di emissione come strumento efficiente di tutela del clima, è necessario evitare ulteriori interventi sul suo disegno di mercato. Ciò vale in particolare per le modifiche che indeboliscono il meccanismo del prezzo, elemento centrale dell'efficienza del sistema. Ad esempio, è stata discussa l'introduzione di un tetto dinamico al prezzo della CO₂ attraverso una revisione della Riserva di stabilità del mercato (Market Stability Reserve). Inoltre, si è ipotizzato di subordinare l'assegnazione gratuita delle quote alle imprese industriali alla realizzazione di investimenti nella decarbonizzazione.

Una combinazione di tetto al prezzo e condizionalità degli investimenti metterebbe a rischio la sostenibilità del sistema ETS, che si fonda in larga misura sulle aspettative relative all'andamento futuro dei prezzi. L'aspettativa di un aumento del prezzo della CO₂ nel lungo periodo resta infatti essenziale per garantire la sostenibilità economica degli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni. Le condizionalità sugli investimenti non sono in grado di compensare gli effetti derivanti da aspettative di prezzo più contenute e non contribuiscono a ridurre il costo del capitale necessario per finanziare gli investimenti nella decarbonizzazione. Nel peggiore dei casi, potrebbero addirittura incentivare le imprese dei settori esposti al rischio di carbon leakage a investire prematuramente in tecnologie di decarbonizzazione ancora costose, al solo scopo di continuare a beneficiare dell'assegnazione gratuita delle quote. Ciò comprometterebbe il principale vantaggio del sistema ETS: conseguire un determinato obiettivo di riduzione delle emissioni al minor costo possibile.

Da una prospettiva globale, la condizionalità degli investimenti indebolirebbe anche l'efficacia delle attuali misure di tutela contro il carbon leakage. Le imprese che non dispongono ancora di opzioni di abbattimento tecnicamente ed economicamente praticabili sarebbero infatti costrette ad acquistare le quote di emissione sul mercato. Questo penalizzerebbe soprattutto la competitività degli operatori europei nei mercati di esportazione, ambito nel quale l'attuale Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) non offre ancora una protezione adeguata.

Anche gli interventi sul processo di formazione del prezzo, come l'introduzione di un tetto massimo al prezzo della CO₂, aumenterebbero l'incertezza del mercato nel lungo periodo anziché ridurla. Gli operatori di mercato finirebbero infatti per ritenere probabili ulteriori modifiche dell'assetto del sistema in occasione di future crisi politiche o economiche. Ciò accrescerebbe il rischio regolatorio, che, considerata la natura di lungo periodo degli investimenti nella decarbonizzazione, è destinato a incidere sul loro costo di finanziamento. Inoltre, la complessità delle interazioni tra il prezzo delle quote ETS1 e i prezzi dell'energia rende difficile prevedere gli effetti diretti che un tetto al prezzo della CO₂ avrebbe sulla redditività degli investimenti (cepInput 6/2026).

Le forti pressioni competitive cui sono sottoposte le industrie europee ad alta intensità energetica richiedono senza dubbio una risposta politica decisa. Tuttavia, anziché compromettere l'efficacia del Sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), che rimane lo strumento più efficiente di cui dispone l'Europa per la tutela del clima, l'Unione europea dovrebbe concentrarsi sul miglioramento delle condizioni di contesto per la decarbonizzazione. Ciò riguarda in particolare gli elevati costi dell'energia, i colli di bottiglia nello sviluppo delle infrastrutture e l'assenza di mercati di sbocco sufficientemente sviluppati per le tecnologie verdi. Il Piano d'azione dell'UE per l'elettrificazione, pubblicato contestualmente, individua alcune priorità in questa direzione. Inoltre, la revisione dell'ETS dovrebbe essere utilizzata per recepire formalmente nella Direttiva sul sistema di scambio delle quote di emissione il rinvio dell'entrata in vigore dell'ETS2 per il trasporto stradale e gli edifici, rinvio già deciso in via straordinaria (cepStudy 5/2026).