Politica economica e fiscale
Da un' Europa di Mercato ad un'Europa che Protegge
Pubblicato il 17.08.2026
cepAdhoc
«L’UE non può rafforzare la propria legittimità facendo leva unicamente su ulteriori prestazioni sociali. Il fattore decisivo è la capacità dell’Europa di offrire ai propri cittadini prosperità duratura, opportunità economiche e sicurezza», afferma la dott.ssa Eleonora Poli, economista del cep. Nello studio, Poli analizza come siano cambiate le basi del sostegno all’Europa. Per lungo tempo, l’UE si è fondata principalmente sull’integrazione economica, sulla crescita e sulla prosperità. In seguito alle numerose crisi degli ultimi anni – la crisi finanziaria, la crisi dell’euro, la pandemia, la guerra in Ucraina, ecc. – ha progressivamente cercato di ampliare il proprio ruolo di forza protettiva nei confronti dei rischi sociali, economici e geopolitici.
Programmi come lo European Pillar of Social Rights, SURE, il Social Climate Fund e la nuova EU Anti-Poverty Strategy sono esempi emblematici di questo cambiamento. Allo stesso tempo, i dati dello studio mostrano che il miglioramento degli indicatori sociali e un livello di spesa sociale pubblica elevato rispetto agli standard internazionali non sono finora riusciti ad arrestare l’ascesa dei partiti populisti.
Il cep propone pertanto di utilizzare i fondi europei in modo più efficace nei settori in cui un’azione comune è in grado di generare un concreto valore aggiunto europeo: competitività industriale, sicurezza energetica, infrastrutture digitali, difesa e innovazione tecnologica.
«L’Europa deve ripensare il concetto di protezione. Non si tratta soltanto di attenuare l’impatto sociale, ma di creare innanzitutto le condizioni affinché crescita, innovazione e resilienza possano prosperare», afferma Poli.
La proposta del Multiannual Financial Framework (MFF) 2028–2034 indicherebbe già questa direzione. Secondo le proposte su cui si basa lo studio, circa il 23% dei finanziamenti dovrebbe essere destinato a competitività, innovazione, scienza e industria, attorno al 6% alla difesa e il 35% alla transizione verso l’energia pulita.
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