Mercati finanziari
Il Nordic Compass come modello per l’Europa
Pubblicato il 03.11.2026
cepAdhoc
A due anni dalla pubblicazione del rapporto Draghi, all’Europa non mancano le diagnosi, ma continua a difettare la capacità di attuazione. A Bruxelles, la Commissione europea consulta, legifera e successivamente punta alla semplificazione. Nordic Compass ribalta questa sequenza: le imprese si chiedono innanzitutto quali cambiamenti possano realizzare autonomamente, mentre i governi vengono chiamati a intervenire soltanto laddove la normativa rappresenti un ostacolo. «Nei Paesi nordici, la competitività non è un fine in sé, ma costituisce la base economica dello Stato sociale», afferma Anselm Küsters, direttore scientifico del cep per i Paesi nordici. «Le piccole economie aperte hanno sempre dovuto trovare il modo di raggiungere una dimensione adeguata attraverso la cooperazione transfrontaliera. Nordic Compass applica questa tradizione nordica all’agenda delineata da Draghi». Mentre in Germania il dibattito sulla competitività si conclude generalmente con richieste di intervento rivolte a Berlino o a Bruxelles, Göteborg propone un punto di partenza diverso: sono le imprese a chiedersi, prima di tutto, che cosa possano cambiare autonomamente.
L'integrazione dei mercati dei capitali dovrebbe essere al centro del primo vertice dell’alleanza. I fondi pensione e gli investitori sovrani nordici gestiscono complessivamente quasi 4.000 miliardi di dollari; in Danimarca, il patrimonio dei fondi pensione equivale al 192% del PIL, contro appena il 12% della Germania. Eppure, questi capitali rimangono frammentati tra i diversi mercati nazionali. «Una borsa valori nordica comune attirerebbe l’attenzione dei media. Tuttavia, la decisione di un fondo pensione svedese di investire in una società finlandese a bassa capitalizzazione dipende anche dalle ritenute fiscali alla fonte e dall’esistenza di norme comuni in materia di investimenti e insolvenza», osserva Philipp Eckhardt, responsabile del Dipartimento Mercati finanziari e Tecnologie dell’informazione del cep. «Se concepita come uno dei primi soggetti ad avvalersi della prevista licenza europea per gli operatori di mercato paneuropei, una piattaforma di negoziazione nordica potrebbe dimostrare che l’Unione del risparmio e degli investimenti funziona concretamente», aggiunge Eckhardt. Una fusione delle borse valori rappresenterebbe inoltre un primo banco di prova per i nuovi orientamenti della Commissione europea in materia di concentrazioni.
Per la Germania, l’iniziativa potrebbe rappresentare un’importante opportunità per costruire partenariati strategici. Berlino sta attualmente cercando di accelerare il processo decisionale attraverso il gruppo E6, di cui non fa parte alcun Paese nordico. Nordic Compass, invece, è in linea di principio aperta alle imprese attive in più di un mercato nordico, comprese quelle tedesche. «Finora, il dibattito su un’Europa a più velocità si è svolto prevalentemente tra governi», conclude Küsters. «Göteborg dimostra che l’accelerazione può arrivare anche dal basso. La Germania farebbe bene a percorrere entrambe le strade, a partire dai mercati dei capitali e dalle materie prime critiche».
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