Il divario europeo nella capacità di calcolo e la crescente opposizione ai data center.
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Intelligenza artificiale

Il divario europeo nella capacità di calcolo e la crescente opposizione ai data center.

Dr. Anselm Küsters, LL.M.
Dr. Anselm Küsters, LL.M.

 

- I Paesi nordici, come la Finlandia, offrono energia elettrica a basso costo e a basse emissioni, un clima fresco e tempi rapidi di connessione alla rete elettrica, condizioni favorevoli per l'addestramento di grandi modelli di intelligenza artificiale. La Germania, dal canto suo, dispone di una forte domanda industriale. Accordi pluriennali di acquisto dell'energia e dei servizi, definiti congiuntamente, renderebbero economicamente sostenibili le infrastrutture su larga scala.

- L'Europa deve inoltre recuperare terreno in termini di rapidità di realizzazione. Il Centre for European Policy (cep) chiede l'introduzione di scadenze vincolanti per il rilascio delle autorizzazioni e per le connessioni alla rete elettrica.

- Molte delle obiezioni sollevate contro i data center non trovano riscontro nelle evidenze empiriche. Restano tuttavia irrisolte, soprattutto, le questioni relative alla proprietà delle infrastrutture e alla distribuzione delle entrate fiscali a livello locale.

La Germania e la Finlandia potrebbero collaborare per svolgere un ruolo chiave nello sviluppo di un'infrastruttura europea sovrana per l'intelligenza artificiale. Mentre la Finlandia offre condizioni favorevoli alla realizzazione di grandi data center dedicati all'IA, tra cui energia a basso costo e connessioni rapide alla rete, la Germania dispone di una solida base industriale e di un'elevata domanda di applicazioni di intelligenza artificiale. Un recente studio del Centre for European Policy (cep) raccomanda pertanto una divisione europea del lavoro, basata sulla complementarità dei punti di forza dei due Paesi.

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Attualmente, l’Europa rappresenta meno del 5% della capacità di calcolo globale destinata all’intelligenza artificiale, mentre gli Stati Uniti ne detengono circa il 75%. «Il divario tra la domanda e la capacità disponibile dei data center in Europa potrebbe aumentare da 3 a 14 gigawatt entro il 2030», afferma Anselm Küsters, direttore scientifico di cep Nordic Countries.

L’Europa è inoltre in ritardo per quanto riguarda i tempi di costruzione: in Germania, ad esempio, la realizzazione di un data center richiede mediamente circa 42 mesi, rispetto ai 24 mesi degli Stati Uniti. In alcuni casi, gli operatori cinesi riescono a completare infrastrutture da 100 megawatt in meno di dodici mesi.

La Finlandia dimostra come procedure più rapide e un’adeguata pianificazione dei siti possano facilitare gli investimenti. Tuttavia, anche nel Paese nordico sta aumentando la pressione sui gestori delle reti elettriche. «Costruire nuove infrastrutture nei luoghi in cui viene prodotta l’energia elettrica, anziché dove viene consumata, consente di ridurre di anni i tempi di connessione alla rete e limita la necessità di realizzare nuove linee elettriche», spiega Küsters.

Il cep raccomanda di stabilire le priorità per le connessioni alla rete elettrica sulla base della capacità e della destinazione d’uso degli impianti. Per garantire la sovranità tecnologica europea, propone inoltre una divisione mirata del lavoro. Grazie alle favorevoli condizioni energetiche e climatiche, i Paesi nordici potrebbero diventare i luoghi privilegiati per l’addestramento di grandi modelli di intelligenza artificiale. La Germania, invece, dovrebbe ampliare la propria capacità di calcolo destinata alle applicazioni industriali dell’IA, soprattutto nei settori in cui è fondamentale garantire una bassa latenza, ossia tempi di risposta ridotti.

Lo studio analizza anche le crescenti proteste contro i data center in entrambi i Paesi. Le ricerche empiriche confermano solo parzialmente le preoccupazioni relative all’aumento dei prezzi dell’elettricità per le famiglie o all’elevato consumo di acqua. Risultano invece più rilevanti le questioni legate alla proprietà delle infrastrutture e alla distribuzione dei benefici economici a livello locale.

Le comunità che ospitano i data center devono poter beneficiare concretamente della loro presenza, ad esempio attraverso il meccanismo di redistribuzione delle entrate derivanti dalle imposte sulle attività economiche previsto dal governo tedesco. Anche gli accordi tra gli operatori e le autorità locali dovrebbero essere pubblicamente accessibili.

«L’Europa non può permettersi che il dibattito raggiunga i livelli di polarizzazione emotiva osservati negli Stati Uniti», conclude Küsters. «Una divisione del lavoro tra la capacità di calcolo dei Paesi nordici e la domanda industriale tedesca, inserita in un quadro di standard comuni dell’UE, rappresenterebbe una strada pragmatica verso una maggiore sovranità tecnologica».

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Il divario europeo nella capacità di calcolo e la crescente opposizione ai data center. - (pubblicizzato 29.10.2026) PDF 777 KB Download
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